Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un chiaro ultimatum al leader bielorusso Aleksandr Lukashenka, concedendo a Minsk una settimana per rimuovere o disattivare i ritrasmettitori russi presenti sul territorio bielorusso e utilizzati per guidare gli attacchi con droni contro civili e infrastrutture ucraine. Se la Bielorussia non interverrà, ha dichiarato Zelensky, lo farà direttamente l’Ucraina.

Durante un incontro con i media a Kyiv venerdì (19 giugno), Zelensky ha indicato apparecchiature di comunicazione installate su torri nelle regioni bielorusse di Gomel e Brest, lungo il confine con l’Ucraina. Secondo il presidente ucraino, questi ritrasmettitori aiutano le forze russe a correggere le traiettorie di volo dei droni diretti contro città, villaggi, strutture energetiche e ferrovie ucraine in regioni come Žytomyr, Rivne e Volinia.

“Una settimana sarà sufficiente perché lo faccia”, ha dichiarato Zelensky. “Se non lo farà, lo faremo noi”. L’avvertimento è stato ribadito nel discorso serale di sabato (20 giugno).

Il presidente Zelensky ha sottolineato che la Bielorussia ha ancora tempo per smantellare le apparecchiature e che continuare a ospitarle costituisce un coinvolgimento diretto nella guerra della Russia contro l’Ucraina.

Le richieste più ampie rivolte a Minsk

Zelensky ha inoltre evidenziato il crescente ruolo della Bielorussia come fornitore per l’apparato militare russo. Ha affermato che le consegne di benzina dalla Bielorussia alla Russia sono aumentate di tredici volte nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le forniture di diesel sono triplicate.

Secondo il presidente ucraino, le fabbriche bielorusse che producono componenti per veicoli corazzati russi, sistemi missilistici e carburanti stanno coinvolgendo sempre più Minsk nel conflitto.

“La Bielorussia dovrebbe fare ciò di cui la sua leadership effettiva parla attraverso canali non ufficiali, affinché noi in Ucraina possiamo davvero vedere che la Bielorussia è contraria a questa guerra”, ha dichiarato Zelensky. “Questa guerra deve finire. C’è bisogno di pace”.

Il recente cambio di tono di Lukashenka

L’ultimatum arriva pochi giorni dopo che Lukashenka aveva mostrato un atteggiamento apparentemente più conciliante nei confronti dell’Ucraina. Il 16 giugno, in un’intervista ad Al Arabiya, il leader bielorusso si era scusato con Zelensky per alcune dure dichiarazioni del passato.

“Se Volodymyr si è sentito offeso, gli chiedo scusa per le mie parole. Non avrei dovuto dirle, considerando che è in guerra”, aveva affermato Lukashenko. Aveva inoltre aggiunto che la Bielorussia non rappresenta una minaccia militare per l’Ucraina e che “dalla parte della Bielorussia, e soprattutto personalmente da parte mia, non ci saranno azioni militari da aspettarsi”.

A maggio, tuttavia, Lukashenka aveva minacciato di colpire un obiettivo “molto importante” in Ucraina, sostenendo che Minsk ne possedeva le coordinate.

Il contesto del coinvolgimento bielorusso

L’Ucraina accusa da tempo la Bielorussia di fornire sostegno logistico e tecnico alle forze russe, anche consentendo l’utilizzo del proprio territorio per operazioni con droni e lanci di missili. I ritrasmettitori al centro della disputa vengono descritti come sistemi di rilancio del segnale che migliorano la precisione dei droni russi di tipo Shahed e di altri velivoli senza pilota utilizzati contro le retrovie ucraine.

Gli analisti osservano che l’avvertimento pubblico di Zelensky rappresenta un’importante escalation nella pressione diretta esercitata su Minsk, mettendo alla prova i recenti segnali conciliatori di Lukashenka rispetto alla realtà del continuo sostegno materiale bielorusso allo sforzo bellico russo.

Con l’avvicinarsi della scadenza di una settimana, l’attenzione a Kyiv e Minsk sarà concentrata sulla possibilità che la Bielorussia proceda allo smantellamento delle apparecchiature – oppure che il conflitto finisca per estendersi ulteriormente.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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